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Nevernote, finalmente Evernote è anche per Linux
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Evernote è un comodo strumento che permette di organizzare note ed appunti. Il pregio principale di Evernote è quello di affiancare alla comoda interfaccia web, un client, che consente di scrivere e sincronizzare le note direttamente dal nostro desktop. Inizialmente sviluppato per Windows, non c’è voluto molto perché nascesse la versione Mac del client. Per anni poi la comunità Gnu/Linux, ha chiesto agli sviluppatori di creare una versione Linux del software. Ma niente da fare. L’unico strumento multi-piattaforma ufficiale in grado di interagire con Evernote è il Web Clipper, un estensione per Firefox e Chrome che consente di salvare gli indirizzi interessanti, tra le note online. Gli sviluppatori hanno poi concentrato l’attenzione su cellulari e smart phone, sviluppando una serie di client specifici per le principali versioni. Finalmente però qualcuno ha sviluppato un client non ufficiale per Linux, chiamato Nevernote. Leggi il resto di questo articolo »
Guardare e scaricare i video di Veoh sotto Linux, con un semplice click

ll file sharing, è in continua evoluzione. Ogni giorno si trovano modi diversi e sempre più rapidi per condividere file di ogni tipo. A strumenti classici come eMule e le reti classiche di P2P si sono affiancati metodi alternativi come i torrent, e più recentemente servizi di file hosting come Rapidshare e Megaupload e siti di video sharing come Veoh e Megavideo. Questi ultimi, nella fattispecie, consentono di guardare video di ogni tipo, senza neanche doverli scaricare. Se però Megavideo, permette di guardare i video interamente sul sito, Veoh, mette solo 5 minuti di preview, e richiede il player, un software esterno, per vederli interamente. In realtà non ci sarebbe niente di male, perché si tratta di un vero e proprio media player che consente anche di scaricare i video. Il fatto è che, come spesso accade, gli sviluppatori, non hanno pensato agli utenti Gnu/Linux. Le richieste sono state tante e le promesse altrettante. Fortunatamente chi usa Linux è abituato a doversi arrangiare.

Rilasciato Ubuntu Tweak 0.3.0 per Ubuntu Hardy
A neanche una settimana dall’uscita di Ubuntu Hardy Heron è stata rilasciata la nuova versione di Ubuntu Tweak. Per chi non lo conoscesse Ubuntu Tweak è un programma che permette di accedere facilmente ai settaggi nascosti del sistema operativo. Grazie ad una comoda interfaccia grafica potrete gestire: l’avvio automatico dei programmi, l’aspetto estetico del vostro desktop, il menù e il pannello di GNOME, il comportamento di Nautilus, il risparmio energetico e tanto, tanto altro. Una delle novità principali della questa versione è sicuramente la possibilità di impostare le scorciatoie della tastiera.

Makagiga, un microcosmo di applicazioni
Cos’è Makagiga? Bella domanda, Makagiga è tutto e niente, nel senso che può essere indispensabile, perché racchiude al suo interno una miriade di micro-applicazioni, ma che allo stesso tempo può essere totalmente inutile, perché esistono programmi che svolgono molto meglio quelle funzioni. Se ve ne parlo è perché comunque lo ritengo un progetto molto interessante. Ma insomma, vi chiederete, cos’è? Bene, Makagiga è un feed reader, un editor di testo, un image viewer/editor, un taccuino per appunti, e tanto altro. Potete anche fare ricerche su Wikipedia, Google, Yahoo e Answare.com e creare post-it. Insomma, vi consiglio quantomeno di provarlo. È un applicazione Java, e richiede Java 6 per funzionare. Makagiga è disponibile sia per Windows che per Linux. Questo è il sito ufficiale, gli utenti Debian possono scaricare il pacchetto deb, gli altri l’rpm.
Renoise, finalmente anche per Linux

Il 17 gennaio è stata rilasciata la prima beta di Renoise 1.9.1, ma la novità più interessante è sicuramente la nascita della prima versione per Linux. Renoise è un programma molto interessante, che espande il disegno di base del tracker in un ambiente completo di produzione musicale. La versione completa è a pagamento, ma potete usare la demo senza troppe limitazioni. Insomma, una buona notizia, soprattutto se la decisione dei creatori di Renoise, fosse emulata dagli altri produttori di software musicali. Sarebbe bello che gli utenti Linux avessero la possibilità, pagando, di utilizzare anche i programmi più blasonati.
Ottimo articolo di Linux Journal sulla versione Linux

Jokosher, la produzione audio resa semplice

Jokosher è un editor audio per Linux. Per capirci, svolge più o meno lo stesso lavoro di Ardour. Il suo pregio principale è sicuramente la facilità di utilizzo, e questo lo si può intuire già dal motto con cui viene distribuito “…audio production made simple”. Certo, il fatto di far parte della stessa categoria di software di Ardour, l’ha messo un po in ombra, ed in effetti Jokosher è lontano dai risultati del noto concorrente. Questo però non toglie che sia un programma molto interessante ed innovativo. I punti a suo favore sono sopratutto la grafica, gradevole e simpatica, l’interfaccia molto intuitiva (più di Ardour), l’integrazione degli effetti Ladspa e il supporto nativo di Gnome. Invece, ciò che lo penalizza tanto, è il fatto che non supporta Jack. Vi consiglio comunque di provarlo, ecco il sito ufficiale del progetto.

Ripristinare i programmi dopo una reinstallazione del sistema
È da un po’ che mi chiedevo se fosse possibile salvare una lista dei software installati, per poi ripristinarli rapidamente, in seguito ad una nuova installazione di Ubuntu. Oggi per caso, mentre leggevo un ottimo blog indiano, scritto in inglese, mi sono imbattuto in un articolo che ne spiegava la procedura. Dato che considero quest’operazione utile e molto comoda, ho deciso di riportarla qui di seguito, tradotta in italiano. Il post di Vivek, l’autore del blog, illustra sia la procedura per Debian e derivati, che quella per le distribuzioni che usano gli rpm (Fedora, Suse, Cent OS, ecc). Io ho deciso di tradurre solo quella per Debian, perché, usando Ubuntu, l’ho potuta verificare personalmente. Chi usa le altre distro può comunque seguire le indicazioni dell’articolo in inglese. Ma ora, passiamo ai fatti. La guida è divisa in due parti: la prima è da compiere prima della reinstallazione, la seconda una volta installato il nuovo sistema operativo. Ecco i comandi che dovete dare e cosa significano.

PRIMA PARTE: SALVIAMO LA LISTA DEI PROGRAMMI INSTALLATI
1) dpkg --get-selections
Questo comando ci mostra la lista dei programmi installati.
2) dpkg --get-selections > /backup/installed-software.log
Così, diciamo a dpkg, di salvare la lista nella cartella Backup. In realtà possiamo scegliere di salvarla in qualsiasi cartella del pc.
SECONDA PARTE: RECUPERIAMO I PROGRAMMI DALLA LISTA
3) sudo dpkg --set-selections < /backup/installed-software.log
Selezioniamo la lista dei programmi, precedentemente salvata.
4) sudo dselect
Ora che la lista è selezionata, basta usare dselect (per installarlo basta dare sudo apt-get install dselect), o software simili per reinstallare i programmi. Avviato dselect scegliamo l’opzione i, che è quella per l’installazione.
Insomma recuperare i nostri cari software è tanto facile quanto comodo. Un grazie speciale va a Vivek, che è la prova vivente di come Linux si stia diffondendo in tutto il mondo.
Più di venti sintetizzatori storici in un solo programma: Bristol
Ultimamente, mi sto dedicando molto alla ricerca di programmi per fare musica su Linux. Dal conoscerne relativamente pochi, mi sono ritrovato, in poco tempo, a non avere il tempo di provare tutti quelli che installo. Prima di parlarne infatti, cerco di conoscerli a fondo, in tutte le loro opzioni. Oggi, però, vi voglio comunque parlare di un programma che mi è ancora semi-sconosciuto, ma che mi ha colpito a punto, che credo di non sbagliarmi nel dire che è veramente eccezionale. Mi riferisco a Bristol, un emulatore di sintetizzatori classici. Al di là delle qualità musicali, che non ho ancora valutato a fondo, Bristol sorprende, per la quantità di Synt emulati e per la fedeltà della riproduzione, a livello estetico. Dovete infatti sapere che installando questo software, avrete la possibilità di suonare più di venti modelli di sintetizzatore. Se siete interessati, potete scaricarlo da SourceForge, a questo indirizzo. Per installarlo dovete soddisfare queste dipendenze: libasound2, libasound2-dev, che in Ubuntu significa semplicemente:
apt-get install libasound2 libasound2-dev
APT e i poteri della Super Mucca
Quando ci si abitua ad usare Linux, il concetto di software commerciale ci sembra quasi assurdo. Immaginarci, in un negozio a comprare (nel migliore dei casi) o in casa intenti a crackare un programma, ci fa quasi sorridere. Noi utenti Gnu/Linux possiamo scaricare e installare applicazioni eccezionali, che non hanno niente da invidiare alla costosa controparte, con un semplice comando. E’ per questo che ho deciso di parlarvi dell’ottimo gestore di pacchetti di cui dispongono gli utenti Debian e derivati, ovviamente mi riferisco ad APT. Advance Pakage Tools, ha la particolarità di sfruttare contemporaneamente diverse sorgenti di pacchetti (sorgenti remote Ftp e HTTP, cdrom, DVD e hard disk), di gestire autonomamente diverse distribuzioni di pacchetti e di permettere velocemente l’aggiornamento del sistema operativo ad una particolare distribuzione. Sotto Debian si hanno tre differenti distribuzioni utilizzabili: stable, testing e unstable. Come ogni gestore di pacchetti, viene inoltre utilizzato per installare, aggiornare, verificare e rimuovere software dal sistema operativo, in maniera intuitiva, aiutando a risolvere le dipendenze tra i pacchetti. APT è stato pensato per poter essere gestito tramite interfaccia grafica, a questo scopo sono nati vari programmi, uno tra tutti il Synaptic di Ubuntu, che permette agli utenti inesperti di gestire comodamente i pacchetti. Nello svolgere le sue operazioni, APT usa il file /etc/apt/sources.list, che contiene la lista delle “sorgenti” dalle quali può attingere i pacchetti. Per aggiungere sorgenti basterà quindi editare questo file e dare un apt-get update. Ecco le principali funzioni di APT:
Installare pacchetti: apt-get install nomepacchetto (APT soddisferà automaticamente le dipendenze)
Rimuovere pacchetti: apt-get remove nomepacchetto o apt-get –purge remove nomepacchetto (per rimuovere anche i file di configurazione)
Aggiornare i pacchetti installati: apt-get upgrade
Aggiornare la distribuzione: apt-get dist-upgrade, :
se abbiamo il cd della distribuzione dobbiamo dare prima apt-cdrom, per aggiungere il CD al file /etc/apt/sources
Cercare un pacchetto: apt-cache search nomepacchetto
apt-cache show nomepacchetto
Per quanto riguarda la pulizia invece, bisogna sapere che, quando si installa un pacchetto, APT recupera tutti i file necessari e li immagazzina in un archivio locale (/var/cache/apt/archives/) e poi procede con l’installazione. Col passare del tempo, l’archivio locale cresce e può occupare molto spazio sul disco. Per pulire questo archivio APT ci offre due comodi strumenti:
apt-get clean che elimina qualunque cosa, tranne i file lock, dalle directory /var/cache/apt/archives/ e/var/cache/apt/archives/partial/
apt-get autoclean cancella solo i file dei pacchetti che non possono più essere scaricati, perchè obsoleti
E non è tutto, se non siete sicuri dell’operazione che dovete compiere, anteponete –simulate, al opzione di apt in questo modo:
apt-get –simulate install
APT nasconde in oltre un simpatico easter egg, visualizzabile con l’opzione moo
apt-get moo
Poi date in ordine questi comandi:
aptitude -v moo, aptitude -vv moo, aptitude -vvv moo, aptitude -vvvv moo, aptitude -vvvvv moo, e aptitude -vvvvvv moo
Le opzioni sono veramente tante, se avete tempo, vi consiglio di leggere la colossale guida Debian. Insomma come avrete certamente capito: questo APT ha i Poteri della Super Mucca.
Video del nostro desktop, formati liberi e conversione
Se desideriamo registrare un video del nostro Desktop disponiamo di due buoni programmi: Recordmydesktop e Istanbul. Questi due programmi sono molto intuitivi e ci permettono di salvare i nostri video in formato ogg Theora.
Ogg è un formato libero, ed è quindi giusto che venga utilizzato da chi crede nell’open source e nel free software. Il fatto è che propio per questa sua natura libera industrie come la Nokia e mega-corporation come YouTube fanno di tutto per abbatterlo. Se però dobbiamo proprio convertire i nostri file ogg in qualche formato propietario abbiamo un ampia gamma di programmi a disposizione. Anche se il programma più usato è sicuramente Mencoder, tool diffusissimo che fa parte del progetto MPlayer, la mia scelta cade su WinFF che risulta più usabile grazie alla comoda interfaccia grafica. WinFF, scaricabile da qui, permette di convertire veramente tanti formati in poco tempo. E’ bene ricordare che anche il mitico Vlc ha l’opzione Trancodifica e permette di salvare i file in altri formati.





